Radicondoli Festival 2013 – Altri sguardi – Relazione di Massimo Luconi

Radicondoli Festival
dal 26 luglio al 3 agosto 2013
ALTRI SGUARDI

Siamo così  immersi nella cultura di cui facciamo parte e che ci fa sua parte, attraverso la quale guardiamo, udiamo e pensiamo e ci regoliamo, che essa ci appare del tutto naturale.

Invece è solo uno dei mondi possibili.

Altri sguardi e altri modi possibili di fare cultura, di organizzare il rapporto con una comunità  e di riflettere intorno al nostro contemporaneo.

Vogliamo cercare di esplorare nuovi territori di contaminazione linguistica e di modalità espressive e organizzative, iniziando la realizzazione  di  un vero progetto di officina creativa che sposti  l’attenzione verso  altri modi di fare cultura, in territori vicini a  noi, eppure quasi sconosciuti, come ad esempio la Grecia, Israele o le comunità africane presenti in Italia.

Facendo  perno sulla storia del festival e le sue sedimentazioni, i fermenti del nuovo teatro saranno ospitati e valorizzati all’interno di un progetto che coinvolgerà  alcuni fra i critici che con attenzione hanno frequentato Radicondoli in tutti questi anni, sviluppando questa volta una condivisione progettuale in  uno sguardo diverso da quello usuale del giornalista che frequenta i festival.

Pensiamo che sia necessario restituire all’evento festival una possibilità non episodica di confrontarsi con la realtà sociale ed esistenziale di questo complesso momento storico, restituirgli il ruolo di voce al di sopra di tutte le parti nelle polemiche della “polis”.

Lavoreremo su un progetto che si muove con l’obiettivo di indagare intorno  al valore profondo dell’esperienza teatrale, dove l’impegno prioritario, oltre quello di elaborare un programma di qualità,diventa la progettazione di un flusso di rapporti e di energie creative per ricercare quell’energia catartica, quella capacità di essere sintesi espressiva di una comunità.

Un festival che, ispirandosi ad esperienze già ampiamente collaudate in altri contesti europei, focalizzerà il proprio impegno sulla qualificazione del rapporto fra professionisti dello spettacolo e comunità.

E’ un modo di  organizzare un cantiere culturale, aperto a esperienze e  scambi con altre realtà, che costruisce un programma sedimentando le  esperienze verso forme di progettualità maggiormente radicate e meno episodiche, stabilendo una rete di relazioni di forte vitalità e dinamismo in un dialogo costante e produttivo con altre realtà e altri orizzonti culturali apparentemente lontani ma oramai fortemente presenti nella nostra società, un  luogo magmatico dove si intersecano differenti linguaggi,  dalla parola ai segni visivi contemporanei, alla musica, agli  spazi video e sonori. L’impegno è di superare il concetto e la struttura della rassegna effimera, per affermare un uso diverso dell’avvenimento culturale e ripensare alla cultura come un culto,  una pratica che non si riduce al puro uso.

Abbiamo ripensato all’idea di incontro/festival, come a un mezzo, unico  ed eccezionale, che permette, più di altre espressioni artistiche, di resistere alla standardizzazione e di interrogare il mondo contemporaneo.

Per contemporaneità non intendiamo solo la ricerca di nuovi codici espressivi ma anche l’avvio di una riflessione sul ruolo della cultura oggi.  In questo momento storico di  crisi etica e morale, di egemonia televisiva e delle tecnologie che massificano la cultura e la privano del potere innovativo ed “energetico”, appare necessario scegliere il terreno culturale per dibattere insieme e per produrre delle analisi e delle risposte concrete alle questioni del nostro stare al mondo.

Dare corpo e organicità alla presenza dei maestri del teatro contemporaneo, dare spazio alle altre culture e proporre una scelta spettacolare  rigorosa  dal  punto di vista culturale ma anche agile e non paludata da stereotipi interpretativi: questi alcuni degli obiettivi che cercheremo di realizzare in modo maturo, e che ci poniamo come priorità, consapevoli che il nostro lavoro , fa parte del mondo e che il profondo valore culturale e sociale del teatro e dello spettacolo dal vivo,  è trasmettere sensazioni profonde, riflessioni e pensieri e  divenire un permanente cantiere dei sogni, uno spazio libero, o meglio, liberato dalle ossessioni che ci impone la società in cui viviamo. Una piccola, incessante ricerca delle coordinate di un’ utopia pragmaticamente possibile

Massimo Luconi

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