Radicondoli Festival 2014 – La presentazione del direttore Massimo Luconi

Come si costruisce la relazione fra la comunità e la cultura?

Qual è il ruolo che l’impresa culturale  può  assumere in una società complessa i cui temi di fondo diventano sempre più l’accesso all’informazione e il possesso delle tecniche, la convivenza tra diversi strati sociali e gruppi culturali?

Per noi che siamo responsabili di una progettazione culturale diventa quindi necessario elaborare delle pratiche lungimiranti di gestione, superare i formalismi  e ragionare come una bottega artigianale,  in cui la produzione è assistita da un processo continuo e magmatico di scambi e relazioni con il mondo esterno.

In questo modo non soltanto è possibile intercettare le aspettative di fasce sempre più ampie e diversificate di pubblico, ma si  può riuscire  a consolidare l’immagine di Radicondoli isola culturale che unisce il sapere antico allo sviluppo del futuro.

L’energia del progetto festival in questa edizione, in maniera ancora più  matura e consapevole, sviluppa  nuovi percorsi per i giovani e i professionisti del luogo con la costruzione di  un circolo virtuoso che mette  in relazione lo spettacolo dal vivo  con la formazione professionale e culturale, e nello stesso crea nuovi spazi di libertà dove si possa coltivare l’arte e la singolarità.

 

Il percorso del festival cerca di  essere un punto di incontro tra i vari linguaggi dell’arte, offrendo  un intenso programma  di spettacoli di teatro e danza, concerti, mostre, spettacoli per bambini, incontri con artisti e molte altre iniziative, dalle degustazioni di prodotti a km zero al dopo festival jazz.

In questa edizione vogliamo continuare a esplorare territori oltreconfine e nello stesso tempo sottolineare il fondamentale  ruolo dell’attore che con il suo millenario sapere  unisce a  una profonda umanità il  saper fare e la memoria antica e contemporanea della nostra civiltà: l’attore come fulcro della comunicazione, come sacerdote di una cerimonia che appartiene alla comunità e a tutte le tipologie di pubblico. Allo stesso modo, la letteratura, la scrittura e l’elaborazione drammaturgica saranno linee trasversali che percorrono  tutto il festival con testi di grandi autori contemporanei come Kapuscinky, Ben Jelloun e Etty Hillesum o nuove drammaturgie ancora fresche di vernice come i  testi di autori giovani ma oramai consolidati sulla scena nazionale come Sergio Pierattini, Stefano Massini e Renato Ciaravino.

Di particolare interesse le tematiche della memoria del nostro recente tragico passato come nel testo di Pier Vittorio Buffa sulle stragi naziste,  e teatro puro nella migliore tradizione della drammaturgia anglossassone nel geniale lavoro di Tim Crouch sui personaggi minori delle opere di Shakespeare.

In questa idea di officina della cultura e di laboratorio aperto , il programma presenta spettacoli e work in progress che avranno per lo più qui la loro prima rappresentazione nazionale, come opportunità per poter iniziare un cammino. Per tutti avviene inoltre l’incontro con una scenografia suggestiva e peculiare del territorio.

 

Si inizia il 26 luglio con  Anatomia del continente africano di un osservatore speciale quale Ryszard Kapuscinski, che da grande reporter descrisse come pochi altri la vita dei più umili, e i cui scritti daranno vita al reading di Luca Lazzareschi.

Il 27 luglio in scena vedremo una nuova figura femminile di Sergio Pierattini, nel monologo Ombretta Calco, interpretata da un’attrice intensa come Milvia Marigliano e  nella suggestiva cornice di Belforte il concerto di un grande trombettista come  Mirio Cosottini, accoppiato a Dialy Mady Cissoko talentuoso suonatore di Kora dell’Orchestra di Piazza Vittorio in una osmosi di culture musicali.

Il 28 luglio altro appuntamento musicale con Canti erranti, Fuori dal pozzo nella splendida piazza della collegiata restituita alla sua naturale scenografia, con un ensemble in cui spiccano Enrico Fink (voce, flauto, fisarmonica, electronics), e  Arlo Bigazzi (basso elettrico e acustico),

Il 29 luglio Giulio Casale, già apprezzato cantautore di stile gaberiano, si esibirà in Viaggio verso De Andrè, spettacolo di musica e reading, e, nella stessa giornata, arriva una signora della scena, Pamela Villoresi, che darà voce con Io ho visto, dal libro di Pier Vittorio Buffa, a pagine poco note della storia: come quelle delle stragi nazifasciste contro la popolazione civile. Un testo forte, di denuncia, per non dimenticare.

il 30 luglio, per la prima volta insieme, Maddalena Crippa, Federica Fracassi e Laura Marinoni si confronteranno con il Diario 1941-1943 della grande autrice ebrea olandese Etty Hillesum, di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita, nella riduzione Deve trattarsi di autentico amore per la vita, che dà testimonianza di un percorso di illuminazione, prima umana e infine quasi mistica, e di positività e gioia tali nei confronti della vita, da non oscurarsi neppure con la morte nel campo di Auschwitz.

Il 31 luglio un primo studio da la remontèe des cendres

(dalle ceneri)  di Tahar Ben Jelloun, che vedrà protagonista l’attore senegalese Ibrahima Diouf, già Creonte nella recente Antigone rappresentata al Fabbricone di Prato; segue il concerto dei Quarto Podere, gruppo demenziale rock agricolo, come si definiscono, per lo stile tra il primo Benigni, Elio e le Storie tese e gli Squallor.

Il 1 agosto una vera maratona di prosa: Ciro Masella mette in scena un nuovo testo di Stefano Massini Gioco di specchi, quindi si assisterà a Anna Politkovskaja in memoriam di Lars Noren, diretto da Salvino Raco, e un ulteriore appuntamento con la nuova drammaturgia di Renata Ciaravino che ha scritto per l’apprezzatissima Arianna Scommegna Potevo essere io. Ma il primo giorno di agosto sarà anche sarà la data del Premio Garrone, che sarà consegnato a un giovane critico distintosi nel panorama nazionale e a un maestro del teatro italiano. E poi si chiude il 3 agosto con un concerto al tramonto sotto la grande quercia della spettacolare cornice dell’agriturismo le bolli, di un maestro della musica come Arturo Annechino, e poi nel piccolo teatro nel cuore di Radicondoli con due Shakespeare, alla maniera di Fabrizio Arcuri, Io Cinna e Fiordipisello.

Per i giorni del Festival sarà aperta la mostra di scultura dell’artista senegalese Moussà Traorè, Visioni da Dakar, che reinventa e dà anima e vita a una strana umanità con oggetti di scarto. Dal 26 luglio al 1 agosto dalle 23,30 dopofestival al poggio di Radicondoli con degustazioni di prodotti del territorio e una piccola ma qualificata rassegna di jazz d’autore.

Massimo Luconi direttore Radicondoli festival

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