Radicondoli festival 2016 – dal 22 al 30 Luglio – XXX edizione – L’abitudine dell’emozione

L’abitudine dell’emozione

Trent’anni di vita sono un piccolo, grande record per un festival  nato quasi per gioco, come una scommessa e una sfida che continua ancora oggi, con la partecipazione di un’intera comunità.

Il festival di Radicondoli ha avuto la capacità di mantenere nel tempo la struttura di officina creativa,  aperta ai nuovi influssi del teatro contemporaneo, senza schematismi ideologici, ma nello stesso tempo, negli ultimi anni, ha cercato di superare l’idea di  rassegna effimera, aprendo  altri sguardi su nuovi territori linguistici, nella convinzione che Radicondoli  sia un luogo di esperienza artistica e di progettazione, in un dialogo diretto e intimo con il pubblico.

In questa ultima edizione, la focale si è spostata ancora di più, verso quel magma di terra, erba, boschi che vive intorno al paese,  usandolo sia come spazio simbolicamente misterico sia come viaggio iniziatico, tutti aspetti molti teatrali,

Nel programma  2016  è presente come sempre, una forte attenzione  per la drammaturgia contemporanea, con il generale un nuovo testo di Emanuele Aldrovandi con Ciro Masella, e la ricerca di Nicola Russo sul genio musicale di Nina Simone, Tindaro Granata con Geppetto  e Geppetto affronta con forza e delicatezza, il tema della paternità in una coppia omosessuale.  Dopo dieci anni dalla prima versione, Alberto Severi continua la  saga dei Marziani al mare, un’esilirante e surreale dialogo di una coppia di toscanacci, interpretati da Beatrice Visibelli e Marco Natalucci e con la regia di Nicola Zavagli.

In una linea narrativa tragicomica,  Vincenza Pastore con la scrittura  di Alberto  Cavallari , racconta la propria esperienza di arbitro di calcio, in un paese misogino e violento.

Nella riscrittura di Stefano Massini,  Le prediche del Savonarola, sono riprese in una lettura-spettacolo di grande attualità  con don Bigalli, don Masi, don Santoro e suor Baldini, religiosi noti per il loro forte impegno sociale, accompagnati all’arpa celtica da Stefano Corsi, leader dello storico gruppo Whisky Trail

Radicondoli festival da alcuni anni si apre agli  influssi di altre culture, in particolare quella africana, sempre di grande stimolo  dal punto di vista musicale, culturale e estetico: Mama Sadio in esclusiva per l’Italia, è  una delle più significative cantanti senegalesi  che unisce il folk e la tradizione ai nuovi ritmi africani, Jacques Martial, affermato attore e regista francese con Il diario di un ritorno al paese natale, di Aimè Cesaire ci porta nel mondo poetico della negritudine con l’ opera di uno dei più importanti scrittori e  uomini di pensiero del novecento.

La riflessione sulla guerra  è affrontata con lo spettacolo di Francesco Dendi, Di Fronte al fronte sulla prima guerra mondiale e alla memoria dei campi di  sterminio ci riporta

la fisarmonica verde di Andrea Satta, con  un grande affabulatore come Ulderico Pesce.

Il festival  percorre nuove linee narrative al di là dei generi e delle definizioni estetiche, e si impossessa di luoghi da scoprire come in una scenografia dilatata, utilizzando la splendida chiesetta del castello di Falsini che diventa intimo palcoscenico con il Faust di Graziano Piazza  e con la complicità di Arianna Scommegna, Laura Marinoni e Federica Fracassi,  ricerca le  tracce del Bardo nei trekking spettacoli dedicati a Shakespeare, facendo diventare i boschi nei dintorni di  Radicondoli una geografia segreta di  un mondo a parte.

E’ un festival con molte sonorità che si sviluppano negli spazi urbani e nelle scenografie naturali del territorio: Banda Ikona, con il suo meticciato musicale, ci fa viaggiare nelle città del mediterraneo, mentre Giulia Mazzoni dispiega il suo giovane  talento di pianista oramai cult nel raccoglimento della pieve vecchia e Gianni Maroccolo, con la collaborazione di Antonio Aiazzi e Andrea Chimenti ripercorre oltre trent’anni di strepitosa carriera di musicista dai Litfiba ai CCCP, fino alle ultime sperimentazioni.

Il festival si conclude,con Fernando Maraghini e le musiche di Mirio Cosottini in un viaggio sonoro ed emozionale ispirato all’ opera di  Cassola, che ha  raccontato in maniera mirabile la  terra aspra e dolce, dei soffioni boraciferi, dei boschi, delle grandi vallate verdi che si tendono a perdita d’occhio fra Colle Val d’Elsa e Volterra.

 

 

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